Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

• - 388 - n diti coll'empietà del Macchiavelli.• E vuol dire superbamente essere i grandi delitti e i grandissimi delinquenti riservati ai grandi Stati, all'A.ustria,alla Spagna, al Papa, cui tutto lice, mentre colle stesse azioni, nei piccoli Stati, si passa dal conquistatore al tagliaborse,e devono i Visconti,gli Sforza,Cesare Borgia, i rompicolli chinare il capo ed obbedire. Potete definire questo scrittore un compromettente fanciullone, 1na Apollinare Calderini da Ravenna, che commenta il Bottero, trovandolo troppo conciso per un uomo che non sia principe, lo compromette ancora più scen1piamentecelebrando i più sfrontati tradimenti della storia italiana. Egli ammira e la Repubblica di Venezia,che festeggiavapubblicamente il Carmagnolaper averlo nelle mani, e LeoneX che duplicava, quadruplicava le promessé per cogliere nella rete GianpaoloBaglioni, e quel duca di Milano solito a ripetere: « jurare,perjurare,polliceriet omit- >) tere, asserereet negare escas f ore principuni. » Così veniva illustrato il segretario di S. Carlo Borromeo. Pallazzoda Cosenzaparla anch'esso per mantenere e conservare la monarchia, e la sua diffidenza per il moto giunge a tale che no~ ammette neppure che si possano acquistare nuovi Stati, e in sua sentenza se vi fosse un'arte di acquistare dei diritti sarebbe un'arte diabolica. Ridotti gli acquisti ai casi di elezione, di successione, di compra, di donazione e di conquista sugli infedeli, trasforma la politica in una perpetua purga per mantenere·gli Stati a dispetto del peccato originale che li corrompe di continu~. Che ne dite, o Signori?Eppure costui due volte stampato e poi tradotto a Parigi era un maestro dell'epoca. La febbredella conservazioneinvade il contePaolo

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