Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

h. - 386 - mania, d'Italia, di Madrid; vivente ebbe otto edizioni della sua Rqgion di Stato, la lesse tradotta in tutte le lingue, la vide posta dal re cattolicoe dal re di Baviera nelle mani dei principi reali. come un libro di testo, e si può dire che nel suo patrimonjo intellettuale scorgeva, come nel suo poema Sulla Primavera, frammistii fiori, i santi, gli amori, i mira- .coli,gli incanti della Natura e i crocifissigermoglianti fra le erbe e gli arbusti. Il corso degli avvenimenti non segui sempre la direzione da lui indicata, chè anzi a capo di alcuni .anni il duca di Savoja, a cui gli Spagnuoliavevano fatto restituire gli Stati, si voltò contro i suoi benefattori. Passando dagli Spagnuoli ai Francesi con una di quelle ingratitudini che recano meraviglia ai popoli e ammirazioneai diplomatici; egli si alleò col re Arrigo IV, già prima maledetto come capo degli Ugonotti, e sottoscrissenel 1610 il celebretrattato che gli dava l'Italia comeuna preda assicurata, sotto la protezione di Parigi, a patto di impugnare le armi contro il re di Madrid.Un tanto rnutamento sconcertò certo moltipersonaggidella cortedi Torino; cento faccie nuove apparvero subitamente in mezzo a.d una rivoluzione di favoriti; però nella sua tran- •quilla importanza di uomo di Chiesa e di uomo di •Stato, il Bottero non solo rimase rispettato come prima, ma ricevette appunto in quel frattempo la nuova dignità di abbate di S. Micheledi Chiusa. Ma quanto al certo oltrepasserà la vostra aspettativa sarà il sapere, che mentre i nostri sommi non contavano spesso un solo discepolo, egli fu un capo di scuola applaudito, copiato, esagerato da più di venti scrittori, che per mio e vostro supplizio

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