- 374 - tazione gli volge il tergo, ed oltrepassando la parte di semplice critico, di rimbalzo si fa capo di una scuola che lo piglia al rovescio quasi senza citarlo. Voi sapete, o Signori, che Macchi.avellinello scrivere il Principe o i Discorsi, solo mirava ad innovare, a combattere il Papato, l' Impero, il Principato, le Repubbliche stesse del momento, solo intendeva a ribellarsi per creare Stati nuovi, inconcussi e veramente romani ; e, tanta era la foga del ' moto suo, che quando trattavasi o cli principi ereditari o cli uomini che limitavansi a conservare lo Stato lasciavali a sè stessi, o se clava loro precetti erano questi i termini negletti dei contrari che primeggiavanonella sua mente sen1prevolta alla rivoluzione. All'opposto il sacerdote pie1nontesesolostin1a la conservazione,poco gli cale di fondare nazioni, di creare religioni, di stabilire nuove don1inazìoni; le sono queste per lui gesta dovute più alla forza che all' ingegno, e in sua sentenz-a il prilno rompicollo che trova o il nemico indebolito o un alleato soccorrevolepuò farsi grande, glorioso, liberatore e fors' anche conquistatore, e deve la sua fortupa ai più volgari accidenti. Ma il mantenere gli acquisti, in sua sentenza, è opera che richiede sapienza, solerzia, ordine, brevemente U"Qapotenza che lotti contro la perpetua instabilità delle cose. E se il volgoammiradi più quelli che si innalzanoche quelli che si difendono, si è che ignaro delle vere cause delle cose crede più agli avvenimenti strepitosi, che a quelli che utilmente si compiono in silenzio. Nè cessa lo scrittore sabaudodi predicare che si debbon preferire le cose vecchie alle nuove,_le quiete alle ·torbide, le certe alle incerte,·le sicure alle pericolose, •
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