Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

,. - 372 - rigo VIII è un non10 iniquo, eh' egli è un vero l\1acchiaveìli; e questa prin1a invettiva del prelato inglese che si rivolge a Carlo Quinto imperatore de' Romani per chiedere vendetta dell' eccidio de.i catt.olici,desta tal eco che la letteratura italiana ne è scossa, e che la letteratura europea prorompe in una n1aledizione, d'onde l'antico segretariodella repubblica di Firenze esce subitamente imn1ortale.Paolo III ne proscrive i libri quasi contengano in potenza l' intiera insurrezione protestante; e questo divieto esaltando l' im1naginazionedei curiosi , fa supporre che difatto il politico firentino sia stato il maestro di l.1utero, di Calvino, di Zuinglio insegnando l'arte di fondare 11uovereligioni, nuovi Stati, nuovi governi. Poi quando mutandosi la sorte favorisceCarlo IX in Francia e sono al contrario i protestanti assassinati, spogliati, espulsi, allora l' uno deì fuggienti, Gentillet, legge anch'esso gli scritti del politico che era detto maestro del protestantesimo, vi trova il precetto di vezzeggiare o di spegnere come faceva Caterina de' lVIedici,di precipitare tutti i mali d'un tratto co1ne accadeva nella Sainte-Barthelen1y,di violare le promesse giurate, consiglio che traeva i capi protestanti a Parigi, e vedendo questi libri lodati e decantati dai Firentini che avevano seguita la Regina in Francia, e scorgendoli dedicati ai 1\iedici, protetti dai pontefici della loro famiglia,dichiara alla volta sua il Macchiavelli essere il maestro dei papi, dei re e dei principi cattolici cui aveva suggerito ogni n1ala repressione: per la metà protestante dell'Europa, diventava il politico firentino il vero capo della reazione cattolica. Eccolo adunque maestro qui di Lutero e di Calvino,là di Pio IV, di Caterina e di S. Carlo Borromeo.

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