- 370 - sibilità di un confessore, li esan1ina senza sdegni , senza ammirazione, senza esitazione, ed esercitando la tirannia della mediocritàimperturbata egli procede alla spietata liquidazionedi tutte le dottrine italiane. Ma quali erano le nostre dottrine nel 1589? qual uomo ne rappresentava l'apogeo? Qual nome dominava oramai la folla de' più distinti scrittori? Voi sarete forse sorpresi,o Signori, nell"apprenderequesto nome essere quello di Macchiavelliche noi abbiamo visto scendere nella sua tomba profondamente ignorato da' suoi contemporanei,e lasciando la sua famiglia nella più grande povertà. Congedandocida lui, noi abbiam detto che non esisteva ancora, che l'uomo di cui avevamo parlato era nei primi anni del secolo XVI comeuna nostra invenzione, e che se noi ne avessimo chieste nuove ai più distinti scrittori, ognuno di essi ci avrebbe risposto: non lo conosco. Dopo la sua morte io vi parlai dei Veneziani, dei solitarj, dei nuovi Petrarchisti, degli scrittori sull' arte di far la corte, sull'arte di far la pace, e senza che punto noi pensassimo a lui, egli si è di propria autorità frammisto ai nostri discorsi. Nel citarvi l' Erizzo che voleva eternizzare le repubbliche coll'aristocrazia, io vi parlava involontariamente di una teoria di Macchiavelli,quando v'intratteneva di Cardano le teorie del politico firentino ci guizzavano per così dire tra le mani; gli scrittori di massime, di sentenze, i consiglieri maliziosi riproducevano, ricorreggevanoqua e là le massime del Principe e dei Discorsi; il nostroMacchiavelliadunque, o Signori, nasce dopo il 1527, dopo chiusa la sua tomba; egli sorge dopo incoronato Carlo V a Bologna, e se a quest' epoca tutti lasciano il concetto dell'unità geo-
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