Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 369 - e il suo carattere 1netodico,studioso e indefesso lo trasportano a poco a poco al di fuori dell'orbita religiosa, o almeno lo conducono ad applicare la medesima sua operosità cattolica agli interessi degli Stati cristiani di cui indaga la storia, le instituzioni , Je ricchezze, le qualità, i difetti. L' universalità delle sue cognizioni gli aprono a due battenti le porte di quel Parnaso nel quale entrano facilmente gli uomini utili ai partiti militanti, e per tal guisa passa egli dall'arte di predicare alla Sapienza regia, che è ancora un libro tratto dalla Bibbia ed indi alla Ragionedi Stata suo capo lavoro, poscia ampliato, applicato, commentato,esteso da altri suoi scritti sui capitani, sui principi, sui detti memorabili, sulla Repubblica di Venezia, sull'agilità del principe, sull' eccellenzadellamonarchia, della nobiltà e su altre simili materie sempre trattate regolarmente,diligentemente, pacatamente. Pure appunto perchè egli pensa ed opera colla più perfetta annegazione, appunto perchè egli non cerca nè cura altro pubblico se non quello datogli dalla religione e dalle corti cattoliche, appunto dico, o Signori,perchè disprezza e le distrazioni letterarie e i trovati fantastici e gli effetti oratorj, serivendo . sempre i suoi libri come se fossero altrettante prediche ai fedeli o relazioni al Duca,·egliraggiungeun intento veramente teorico e svela le necessità del Papato, dell'Italia e del Piemonte nel momento in . cui urgeva di prendere una determinazione, il cui risultato dovevadurare per più secoli. Nessuna tentazione lo travia, nessun splendorelo abbaglia,nessun capricciod'arte lo fermaun istante; egli prende tra le mani i libri dei sommi ingegni colla tetra impas- •

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