Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

• - 367 - torizzatedai secoli,vedevansiad un ten1pocattoliche e protestanti, monarchiche e calviniste, principesche e repubblicane come la Francia di Carlo IX e di Coligny,e quindi nella necessitào d'imitare la SainteBarthelemycon Torino o di gettarsi affatto con Ginevra nelle insurrezioni protestanti. Una scelta era necessarianon solo al capo,ma alla terra stessa abituata da lungo tempo a risentirsi nella parte italiana quando troppoestendevasi la terra francese,a riscuotersi nella parte francesequando troppoavventuravasi la parte italiana, e~ a trovare ne' suoi due centri un assicurato soccorso· ogni qualvolta fosse veramente minacciata. · · l\Ia poteva forse un duca ·di Savoja diventar repubblicanocolla Svizzera,collosconfittoColigny,coli' insurrezioneche lo spode~tavae colla riforma che lo esponeva debole, isolato(e quasi delronizzatoalla colle~a della Francia, della Spagna, dell'Impero e dell'Italia? Ecco pertanto il Bottero che esplora il -pelagodella politica cattolica onde i discendenti di Beroldopossanogettarvi le loro ancore e cercareun degno compensodella perduta influenza. Non avevaegli grandi meriti per sè, non avea ingegno distintissimo, non possedevaalcuna di quelle doti attiche, inseparabili dalla natura firentina, non conosceva l' altezza di Dante capace di scoprire un inferno nel cielo, non l'erudizione ardita che appaga le altere curiosità della scienza,non la malizia sorridente in cui lo scetticismoattenua ogni difetto, e ancor meno aragli impartita quell' indomita libertà, . di giudizio, per cui Macchiavelli e Guicciardini rimanevano pur sempre gli stessi e servendo. i Medici e propugnando la. repubbliea. Al contrario egli era

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