Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 366 - ,; e dei Ducati. Qui non si pensava, là non si ragionava e le migliori idee della nazione zampillavano dal suolo intorno a Firenze eh' era l'unica uscita. Istessamente se dopo la caduta di Firenze, Venezia produceva gli scrittori repubblicani o provocava al-- I' imitazionedella sua libertà lo dovevaalla sua tradizione dalla più alta antichità esente dalla dominazione dei Longobardi, dall'influenza di Roma,dal patto di Carlo Magno colla Chiesa e quindi dal pre-- dominio iberico interamente fondato sul patto del1' Imperatore col Pontefice. Ora che il moto veniva dalla parte opposta della Francia non spettava forse al Piemonte l' inaugurarne il principio? Meglio ne discerneva le fasi, meglio le necessità e le resistenze, 1neglio intendeva gli urli della Sainte-Barthelemy, meglio doveva spiegarne il senso che sfuggiva alle regioni più remote ~ più italiane. Più specialmente esaminatopoi il Piemonte si decompone esso neJie due terre di Chamberye di To-- rino che i cronisti chiamano le due Savòje e che s'innalzano sulla base eterna dalle Alpi abbracciando popoli, gli uni francesi, gli altri italiani, e destinati ad ingrandirsi uniti per utilizzare il soffio dei più contrarj venti. Nelle rivoluzioni del mille piegavasi e ripiegavasi la pianta Sabauda or sostenendo, ora deludendo la Chiesa e l'Impero in mezzo a vicissi-- tudini in cui Adelasia pareggiava quasi la contessa ~1:atilden; ell"epocade' condottieriil duca AmedeoVIII, diventato antipapa, minacciava Roma e Milano col vento di un concilio e nell' era del protestantismo le due Savoje, sempre metà francesi e metà italiane con due capitali opposte, due politiche distinte in una mente sola, due espansioni tradizionalmenteau- •

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