Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

3,u - o - todine inconsciente che solo si rivela nell'atto che un accidente ce l'invola. Ma non si oltrepassa la sfera del passato, nulla si ,·aggiunge al patrimonio degli avi senza prima comprometterlo, senza avventurarlo, il delitto dì lesa maestà è la condizioneprevia di ogni progresso morale. Perciò nel f 222 nessun scrittore di politica pontificia o imperiale o federale o repubblicana, mentre il pensiero italiano si desta per assistere il podestà assalito dall'imperatore Federico II. Tale è pure la legge generale di tutti i popoli: la Francia, di continuo obbediente ai re, insegna la liberta a tutti i popoli con Bodin, Montesquieu, Voltaire; Rousseau, co' suoi miglioriingegni: l'Inghilterra sempre libera e parlamentaria di tradizione idealizza il despotismo e lo fa ammirare negli . scritti incendiarj di Hobbes o di Gibbon, mentre ~Iilton, il gran poeta della nazione, deificala monarchia nel suo Paradiso e mette nell'Inferno la forma costituzionaledel parlan1ento.Fra gli antichi l'ateniese Platone si rivolge a Dionigi il tiranno; Zenofontc~ scrive l'apologia dell'educazionepersiana, e l'Italia, terra di libertà illimitate darà alla monarchia i suoi più grandi ingegni. Non ho tanto insistito sull'umile lavoro delI'Oculus Pastoralis se non perchè spiega d'un tratto l' epoca successiva del grande interregno e l'apparizione subitanea di S. Tomasosulla scena dei politici italiani. 1 Invero l'epoca spaventosa e redentrice che 'sorge trent' anni (cioè una generazione)dopo lo scrittore ,dell' OculusPastoralis, consiste appunto nel perfezionamento della gran repubblica italiana, scioltadagli ostacoli che l'incagliavano.MortoFedericoII, Cesare è veramente assente, il f ontefice più non inspira nè

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