t - 360 - seccano, si dileguano,più non sqno nè cadaveri,nè mummie, nè scheletri; il velo del tempo semprepiù fitto li invola agli sguardi dei viventi. Così pure svaniscono i caratteri delle città italiane; e, di Bologna, di Ferrara, di Urbino, più non vediamoche . la. cenere fermata dalla calce e dai mattoni, e ben presto Modenae Napoli saranno forse come Urbino e Ferrara. Intanto verso la fine del XVI secolo le diverse regioni della nostra penisola non erano nè cose inanimate, nè esseri somiglianti gli uni agli altri, o appena (!istinti da diversità accidentali; non era indifferente il vivere sotto il pontefice o sotto un duca; altre· erano le idee del cittadino di \Tenezia, altre quelle del suddito milanese o firentino. In ogni confine regnavano particolari tradizioni più antiche che non lo fosse la lingua stessa della nazione; ogni terra era stata fin dal principio appositamente ordinata con un intento: unificata o federalizzata, repubblica o feudo per altissilne ragioni, non una· delle sue instituzioni che non fosse sorta direttamente o di rimbalzo associata alle rivoluzioni dei popoli vicini, non una delle sue più misere dipendenze che non fosse stata annessa per motividi amicizia, di inimiciziao di equilibriolungamentediscussi colla parola o colla spada comele annessioni d'ellaScozia ali' Inghilterra o dell'Aragonaalla Castiglia. Non quindi a casomanifestavasila missione intellettualede' diversiStati, e se, per dare un esempio, la Toscana aveva moltiplicatigli scrittori politici nel · l'.età :di Dante e di Macchiavellilo doveva all'esser ' . . posta tra l'autorità spirituale.dellaterra pontificia che invadela .Roma.e Napoli, e .. I' autorità imperiale che p~ralizzava.di continuo tutte le ·città di Lombardia
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