Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 36~ - Parigi entrò nell'era moderna, la Francia nell'epoca della regia democraziae il mondo cattolicoin quella fase di riforme pontificie, vescovili, monastiche, ecclesiastiche che fermaronoper sempre la propaganda protestante. L'Italia modificaquindi la sua politica e questa volta non a Venezia nascono i suoi riformatori, non sull'Arno dove i Firentini non trovano chi continui l'antica serie dei sommi scrittori; Roma tace come pur sempre fino dai tempi in cui fondava il papato non producendo in cinque secoli nè uno scrittore, nè un eretico; le due Sicilie rimangonoanch'esse silenziose comeper lo passato quando seguivano indolentementel'impulsione di Roma;e lo stato il meno letterario, il meno incivilito e forse il meno italiano, il Piemonte produce Giovanni Bottero che - ritocca, rivede e rinnova per contracolpotutte le tradizioni italiane concordandole colla nuova civiltà delle nazioni cattoliche. Nessuna terra meglio della piemontese conveniva a questa nuova missione, nessun uomo meglio di Botteropotevacompetentementeassumerla, e per rendervi conto di questa doppia asserzione che si riporta al 1576 o meglio al {589 ,. epoca nella quale compare il libro della Ragion di Stato, vi richiamerò che allora assai più vive erano le diversità tra le nostre regioni, e che mal potevansi staccare i nostri scrittori dagli Stati a cui appartenevano. In verità le nostre città impallidiscono ad ogni giorno dinanzi alla lucedei principj moderni, e parmi contemplandole di vedere i morti delle catacombe di Palermo. Non sono essi seppelliti, non giacciono essi nei loro sarcofagi,ma attendono in piedi ad ogni anno la visita dei congiunti; e, ad ogni anno si dis-

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