Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 362 - fermati nel corso delle nostre tradizioni, ma di ricevere l'impulso dalle rivoluzioni estere, decadendo così dall'antico nostro privilegio di reggere il mondo. La prova di questa tristissima verità. ci viene fornita dalla nuova epoca che si apre nella storia italiana nel '1576. Se vi ostinaste a rimanere in Italia col pensiero ed a persistere nella filiazione delle idee che ci ha condotti da S. Tommaso a Dante, a Petrarca ed ai loro grandi successori, voi sareste sorpresi e sconcertati perchè un subito n1utamentodi scena trasporta gli scrittori in un nuovo ordine d'idee non prin1asospettate. Nessuno che continui l'ingegnoso n1editaredel Guicciardini o del Cardano, nessuno che richiami il loro libero sentire dei veneti; siam nell'era dei protonotarj, dei cavalieri, dei cortigiani titolati, dei conti, dei marchesi; l'ossequio verso l'autorità si sviluppa sotto gigantesche proporzioni, e se altri sommi si riscattano più tardi da questa nuova schiaviti1,leggian10proteste, censure, utopie, discussioni talmente moderne che vi si professa d' ignorare il passato. D'onde viene tanta mutazione? dal motodi Parigi, cui servono di segnale le campane della Sainte-Barthelemy, quando cadono gli Ugonotti traditi dai cattolici francesi. Due specie di scrittori discutono in Francia anche in oggi la gran causa della Sainte-Barthelen1yseparandosi seriza ammettere alcuna transazione. Gli uni difendono gli Ugonottiche rappresentavano l'avvenimento della libertà in materia di religione; diradavano essi per la prima volta le tenebre del cattolicismo nell' antica monarchia, e per ogni filosofo, per ogni libero scrittore l'applaudire ai sicarj, che

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