Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

I diritto di guerra, col suo regno del 1nezzodìondeggiante tra i due capi come una repubblica toscana e co' suoi Duchi, Conti, l\tlarchesiobbligati di accettare le condizioni generali della libertà come le famiglie cittadine e concittadine degli Uberti e di Buondelmonti. Ora appunto perchè la nazione era libera e repubblicana la rivoluzione che l'assaliva, per raddoppiarne la dernocrazia,era monarchica, sdegnava i parlamenti, armava i dittatori, invocava il giudiziodiscrezionario dei capi contro la legge e s'intende che il primo grido della politica italiana abbia acclama!o il podestà. Tale è la legge generale di tutti i popoli: dove regna la monarchia si progredisce colla repubblica, quantunque le soluzioni siano monarchiche; dove regna tradizionalmente la repubblica l'insurrezione è monarchica, benchè le soluzioni siano repubblicane. DapperLuttole rivoluzioni adottano forme opposte a quelle del potere dominante e sono repubbJicane in Francia coi comuni, colle leghe, colla Fronda, colla Convenzione; dispotiche in Inghilterra coi principj orribili che inauguravano la riforma e col severo protettore che rinnovava la nazione; Roma di forma repubblicana progrediva coi dittatori e sotto i Cesari vediamoi lampi dello stoicismorepubblicano. Finalmente noteremo che spettava il parlare, l'istruire, il precedere all'autore dell'Oculus Pastoralis, come spetterà nelle epoche successive agli scrittori monarchici il privilegio di spargere la maggior luce sulla politica nazionale. Per difendere quanto sussiste non occorre l'inspirazione novatricedel genio;la prudenza, la diligenza, l'assiduità, ·1a mediocrità bastano; si fruisce della tradizione come-di un patrimonio trasmesso dagli avi, come di un bene naturale, di una beati-·

RkJQdWJsaXNoZXIy MTExMDY2NQ==