Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 35& - fondità egli comincia dal deplorare la sorte dei ladri spietatamente appiccati a nome dell'ordine, e chìede se sia ben necessaria tanta crudeltà, se la legge di l\1osè non fosse più umana sostituendo l' amenda alla. morte, se noi non siamo più barbari degli antichi ebrei, e se esagerando le pene raggiungiamo noi almeno lo scopo dì sopprimere il furto che pullula di continuo in mezzo alla società. Ma To- ' n1asoMoro assale forse 1a legge, forse i 1nagistrati? S'occupa forse egli di riforme penali a favore dei ladri? Sì certo,ma senza che il lettore se ne avveda i ladri da lui assaliti sono i ricchi, i proprietarj dell'àntica Inghilterra, gli uomini che ne accaparrano il suolo, se lo dividono, se ne appropriano i frutti, e ne traggono mille delizie, nel mentre che la moltitu- - dine muore di fame. Ogui istituzione dell'isola immaginaria dell' Utopia mira pertanto a ferire questi ladri del ben pubblico che l'Inghilterra chiama lords, e che trasformano i governi in altrettante cospirazionj contro gl' interessi generali delle nazioni. Vengono essi colpiti nell'esorbitante diritto sulla terra e sono presso gli utopiani eguali le ricchezze, comuni i diritti sul suolo, pubblici i pranzi, uniformi gli abiti e le ore del lavoro ridotte a sei per ogni cittadino, tanto bastando, osserva TomasoMoro, perchè in un paese dove non s'incontrano nè oziosi, · nè militari, nè furfanti, nè operai occupati in lavori inutili, l'industria nori richiede maggior fatica per nutrire, alloggiare e render contentò ogni abitante. Sorge la famigliadel Lord chiusa, inviolata, osti]e e sorgente di un egoismo senza limiti. Quindi li utopiani con famiglie limitate, aperte, 1101nadi,sforzate di abitare la campagna dieci anni, alternando . . •

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