' • - 352 - lasciandoloalle sue invincibilipazzie, il miglior libro di politica francese del suo tempo, trovasi ancora stampatonel suo, dove si leggonole pagine di Boctie sulla Servitùvolontaria, la servitù dei Francesi. Si meraviglia il Boétie come tanti uomini, tante città, tante nazioni obbediscano qualche volta ad un solo tiranno, il quale altro potere non ha se non quello concessoglidai popoli. Qual vergogna ! qual .depravazione!esclama Boctie,soffrire i saccheggi,la lussuria, le crudeltà non di un esercito, non di un campo barbaro contro il quale bisognerebbe spendere il · sangue e la vita, non di un Ercole o di un Sansone che sarebbero irresistibili, ma di un omiciattolo spesso vile ed effeminato, nel mentre che la natura ci vuole liberi, e che le bestie stesse ci gridano: viva la libertà, quasi tutte l_)rontea difendersi, e morire appena sono esse da noi imprigionate!Il tiranno, soggiungeBoetie,ammollisce i costurpi, insciocchiscegli uomini, fa loro credere di essere taumaturgo e divino, e chi lo sostiene? chi? la santa ampolla? no certo. Le sue guardie? son piuttostouno spauracchioche altro; la sua famiglia? Essa lo conosce e vi trova rivali e regicidi. Le sue vere guardie, i suoi sostegni sono cinque o sei uo- . mini padroni dell'orecchio suo, i quali dirigonociascuno cinque o seicento satelliti, e ciascun satellite . imbriglia alla volta sua cinque o sei mila uomini, e per tal guisa tutti servonoper essere serviti, e il peso di questa mano d'intriganti cade sulla infelicemoltitudine che ignorante e stolida accusa i ministri, grida morte a questi e a quello,m·anon vede il mostro che la divora e non valgono centocontr'uno. Più taciturni, gli Inglesi, dediti al sanguinoso la- • '
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