Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 349 - per trovareFurio Ceriolche,compresodella in1portanza di questamonarchiamondialee della necessitàdi assistere il capodestinatoa reggeretante sì lontane e sì disparate regioni,scriveun trattato sul Consigliere,in cui l'amore della patria gli ispira idee universali. Egli sente che il re sarebbe nulla, se il Consiglio non gli desse i sensi, l' intelletto, la n1emoria, gli occhi, gli orecchi, la voce, i piedi, le mani in certo senso l'ubiquità di un Dio. Espone quindi il Consiglio nelle varie sue sezioni della guerra, della giustizia, delle mercedi, delle rico1npense, ecc.; indica co1ne i consiglieri devono essere scelti, quali virtù, quali doti sì richiedano in essi, ed avido d'idee traccia la sua migliore pagina descrivendo il grand' ingegno desiderato -nell'aula del regio consiglio. « Il grand' ingegno, dice egli, è acuto nel parlare, » pronto nel rispondere, nell'intendere facile, nel- » l'insegnare risoluto e chiaro; sempre considerato, • » si sa accomodarecon quelli coi quali negozia,ser- » bando pur semprevirtù benchè quando sieno buoni » e quando cattivi.Nonmai egli va dietro il filo della » gente, non mai favella popolarescamente,non ha » la bocca piena d'acqua, non è ritenuto, nè preci- • » pitoso, nelle sue ragioni non è confuso, nè sta »·male con alcuna nazione del mondo. Moltomal » segno è di. brutto ingegno favellar male e appas- » sionatamente del suo contrario, e dei nemici del » suo principe o di coloroche seguonodiverse sette, » o di genti straniere quantunque siano ebrei, mori, » gentili o cristiani; perocchè il grande ingegnovede » in tuttele terre setteleghedi mal can1minoi,n tutte le » parti v'è bene e male. Curiosoe diligenteegli cerca » di conoscer tut~o,di veder tutto, di toccar tutto. » J

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