r - 338 - autore di una Dissertazione De Principu·mdoctrinar che fu stampato più tardi a Frankfort e che si riduce ad un cicaleggioliberale senza alcuna importanza; e Nifo da Sessa distinto filosofo di cui non ho potuto procurarmi il · trattato De optimoPrincipe, nè quello De tyrannide, ma il cui lavoro De regnandi peritia è uno sf(ontatoplagio di Macchiavelli, che copiòalla lettera, non onorò di alcuna citazione, alterò al cominciare d'ogni capitolo, e prostituì dedicando il suo furto all' imperatore Carlo V. Una letteratura subalterna s'impadroniva delle teorie del Principe per istruire il Podestà o l' autotorità esercente un potere delegato nelle provincie; ma anche in questa diramazionerinvenian10la decadenza della scuolamonarchica.Così il Tazioche scrive Dell'ottimoreggimentodel 1nagistrato, e che in altro lavoro ci porge l'immagine del Rettoredella beneardi-· natacittà, e che in un terzo scritto tratta dell' Instituzione del cancelliere, si perde in inutili parole per costituire il sottotirannoveneto che vuol spaventevolee venerando. La poesia stessa della repubblica non l' ispira, e i suoi precetti sono volgari quanto quelli diretti al suò figliuolo di avere una buona scrittura. PietroMagnoche parla del Consigliere si limitaad indicare i dieci capi sui quali può chiedersi l'avviso amichevoledi un sapiente.VincenzoFerrarottoche scrive Dellapreminenzadell'ufficiodiStradiconellanobilecittà di Messina, a malgradode' $UOtirenta discorsinon sorpassa il Tazio,e in generale tutti questi scrittori messi insieme non varrebbero a dare una frase ingegnosa. Il solo momento nel quale la letteratura ·monar-- chica sembra volere riscattarsi dalla sua decadenza, si è quello in cui alcuni scrittori invece di trattare.
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