Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 335 - lui mai non havvi libertà alcuna nei liberi Stati, e gli Ebrei sotto i Giudici, e gli Ateniesi sotto gli Arconti, e li Spartani sotto gli Efori, e Roma sotto i Consoli moltiplicanole scene della guerra civile, gli Svizzerisi offronoa noi comeun esempiodi miseria, i Pi~anisempreoppressida tiranni si danno ora ai papi, ora ai re diNapoli,iGenovesiora a MilanooraallaFrancia, sono i Veneti sotto la perpetua tirannia di poche famiglie, i Firentini trascinano la loro esistenza attraverso le reciproche cacciate de]le parti, e conclude Guarini che senza dubbio i popoli liberi possedonola libertà,ma non ne colgonoil fruttoche sotto il principe. . « Oh dolcissi~o nodo del principato, ecco la gia- >) culatoria sua ultima, che non pure di una sola >) città termini Ja discordia., ma di molte che sono >) di costumi e di cervelli e di fini distinti e tanto » diversi e sì discordi, e d'uno quasi divino spirito » di divozione sì fattamenteunisce gli animi insieme, >> che scordate tutte le passate prevenzioni, deposti >> gli antichi sdegni, le antiche nimistà come se tutte >> fosserostate sempre care sorelle, siccomeora sono » di un solo padre care figliuole,con amorosoaffetto >> s'accordano e volontariamente nell'obbedire, in- » clinare, e riverire il principe loro. » Così continua lo scrittore per più di venti pagine l'apoteosi del ducato di Toscana, e convien pure riconoscere che queste parole ripetono e riassumono il sentimento di tutti i cronisti di quest'epoca, i quali · dopo di aver esposto le più animate vicissitudini della loro patria sovrana giungono all'ultima pagina celebrando la loro propria esautorazione,quasi fossero felicidi liberarsi· dall' odiatq.peso dell' indipendenza municipale e quasi si destassero da . un an22

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