~ 3·33 - di Savoja.sta11nocolla Spagna, col papa e coll' im- peratore, e si genuflettono ·dinanzi al re cattolic o Filippo II, in cui giulivi vedono, son le ·parole de l Trattato, redivivo Carlo Quinto in quel tempo nell a solitudine de' Sant'Ildefonso « morto a sè stesso e a tutti solo per pènsare a Dio. » La decadenza della scuola monarchica si legge a chiare note ad ogni capitolo di Pigna; invano gl i chiedete voi nuovi precetti su]la religione, egli v i parla deglr Angeli, degli Arcangeli,dei Flamini sbiz - zarendo in vuote antitesi che nulla aggiungono a i luoghi comuni.tra i quali s'ingolfa. Invano gli chie - _ dete consigli sull' arte di regnare ; se egli vuole la legge progressiva, mobile, perfettibile, la vuole po i autorevole, le diniega l'innovazione , la concentr a negli Editti regj , e tende a fortemente costituir e l'aristocrazia col diritto di primogenitura. Se egl i poi parla di unità, quasi memoredi una grand' utopi a di cui non. cita l'autore, egli appena accenna tra - svolando all'unità geografica dei Francesi, riduc e l'unità italiana a quella che, deve ordinare politica - mente og.niStato della.penisola, e le sublimi coller e de' passati politici che chiedevanofuribonde'dittatur e onde schiacciare i partiti, finiscono nella sciocca apologia del discolato Lucchese. , Tutto lo studio del Pigna si riduce a dare aspetto di teoria alle scempie adulazioni di alcuni scrittori , che, simili al Calmo di Venezia, moltiplicavanoa caso i più iperbolici epiteti lodando esageratament e i loromec.enatied i loro eorrispond.enti.. Ma se dopo il t561 questa stolida moda invade le orazioni funebri, i discorsi accademi<vi, le dediche, i sonetti, le canzoni, innocentene è il politico della Casa dì Savoja; egli
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