Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

'• - 3f4 - . tenebre di una politica che non cerca ancora il gran giorno della pubblicità. Macchiavellipensava ai suoi amici, a Leon X, ai Medici e non .al pubblico~ cui punto non destinava i più importatiti suoi scritti. Gli avvertimenti di Guicciardini non sono noti che da un lustro, e invece di 400 i suoi contemporanei ne conoscevano appena 170. Lo stesso Lottini lasciava inediti i suoi consigli poi stampati da suo fratello; non vi giunga dunque inaspettata la notizia, che oramai per continuare la scuola di Guicciardini, io devo parlarvi di un autore sconosciuto, rin1asto inedito da 300 anni, e quasi perduto tra gli scartafacci della Biblioteca lVIaglial?ecchianad,ove io lo viddì sotto il N. 30 IV, compensandomi d'un tratto del lungo tedio di aver percorso altri--scritti troppo mediocrì e tediosi perchè io possa menzionarveli. Questo sconosciuto,che io chiamo l'Anonimo superiore, per dargli un nome, ci ha lasciato venti discorsi scritti con uno stile franco, netto, coloralo, con un periodare pieno d'incidenti, semprepadrone della frase, qualche volta abbellita dalla negligenza stessa ùell' uon10 esclusiva1nentepreoccupato del proprio pensiero. La sua data credo sia del 1550, perchè egli parla di Andrea Doria e di CarloQuinto come~i personaggi conten1poranei.Il suo merito è di oltrepassare leggiermenteGuicciardini, penetrando in un nuovo genere di contraddizionipolitiche che rendono sempre più doppia l' arte del regnare ed incerto fra i due contrarj opposti ogni precetto. Nel primo discorso egli parla del sospetto.Trattasi di sapere se giova il diffidare degli uomini; e giustan1entel'Anonimosuperiore osserva, che il sospetto può essere utile e dannoso, che Francesco Sforza

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