Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 313 - • tante e si fiorenti città. Queste osservazioni espresse anch'esse in modo dubitativo e mescolate ad altre piene di diffidenzasui moti dei popoli e sul gridare dei capi sostituivano un metodo insidioso e moltiforme, una lotta versatìle e occulta, un tergiversare sottilissilno e indomabile alle ardite teorie di Macchiavelli, il quale non aveva preveduto che predicando forza e unità si troverebbe poi oltrepassato e imprigionato ùalla Spagna a nome de' suoi proprj concetti. Pochi anni dopo jl Guicciardini, Giovanni Francesco Lottini da Volterra pubblicò altri Avvedirnenti civili editi più tardi ~el 157 4 da suo fratello dopo la sua 1norte.Questavolta passiamo da un maestro a un discepolovolgare, che copia i suoi predecessori alla rinfusa, e che sperde il sale di Guicciardini in nn oceano insipido di considerazioni pedantesche ed insignificanti. Il principio, che rendeva frizzante l'osservazione dell'antico luogotenente della Chiesa, stava nella convinzione che gli .interessi sonQcontradittorj, ostili, diversi, che ogni azione s' avvia ad un disinganno, ed ogni candida virtù ad una inevitabile mistificazione,ma simili idee mescolate con 570 senten~e,prese in prestitodal Platina, dal Patrizzi, dagli scrittori dell'epocadi Petrarca che vi consigliano di guardarvi dagli adulatori, di non violare le donne e di comportarvi saviamente, astrazione fatta dal modo, dal luogo, dalla circostanza e dalla situazione, ci obbliganoa considerare il Lottini come ., un inutile ripetitore. Invece di perdermi al seguito di Lottini e di altri scrittori di dissertazioni insignificanti,come Salviati, io devo, o signori, farvi osservare, che siamo nelle

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