- 312 - abbia111visto sì erroneamente confusa coll'unità geografica di un regno d'Italia. Quindi il luogotenente della Chiesa si fuorvia a tal punto da biasimare l'autore dei Discorsi su Tito Livio per aver ammirate le lotte interne dei Romani, le quali lungi dal1' alterare l'unità dello Stato, lungi dallo scinderla organizzandopartiti eslegi, assemblee ostili, tribunati d'accordo col nemico, rimanevano nei limiti legali e servivano di sfogo alle ire risparn1iando loro le sedizioni, le sorprese, le cacciate e le rovine delle città italiane, dove la lotta non essendo nè organica, nè legittima, nè chiusa nel recinto della n1ura,le accuse diventavano calunnie, le discordie combatthnenti,e si vivevatra il disordine delle menzogne e delle vendette guelfe, ghibelline, po~tificie ed in1periali. Lo spettacolo dell'unità morale concetta da Macchiavelli e da lui sì risolutamente opposta alla dualità pontificia ed imperiale gli sfugge interan1entee solo riacquista la sua superiorità il luogotenente della Chiesa quando afferrata l' unità nell'altro senso geografico ne svela i sofismi sacrificandola al più ragionevole concetto della federazione italiana che riassume ogni suo occulto e sottinteso pensiero. Nè quindi si lascia abbagliare dall'esempiodella Francia, Flè invidia quella nazione dallà capitale esorbitante, · nè adotta la collera di Macchiavelli contro l'influenza della Chiesa accusata di aver spenti i re e resa impossibile la costituzione di un'Italia materialmente una. Non è la Chiesa, dice egli, che ci ·ha divisi, non è la Chiesa che ha creata la fe.derazioneetrusca, non la Chiesa che ha opposte sì lunghe e sì ostinate resistenze alla conquista romana, e se un soloStatosi fossestabilito,al certo lamodernaItalia nonvanterebbe
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