Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 311 - conservò un'indipendenza intellettuale destinata più tardi a riparare ogni passato disastro. Lo scritto sul Macchiavelli recentemente stampato nella Raccolta del Canestrini ci interessa più da vici~o, e rientra più strettamente nel nostro campo delle teorie politiche, che anzi noi avressimo voluto cominciare da esso il nostro discorso. Ma troppo leggermente abbozzato io lo credo; evidentementein molti punti Guicciardini non ha inteso il suo amico o non ha avuto l'indulgenza che impone di lasciare il senso letterale per·.non moltiplicare gli appunti piccoli e falsi. A buon diritto gli rimprovera egli di tener poco conto della sentenza che il denaro è il nervo della guerra: ma il lVIacchiavelmli irava a sopprimere i n1ercennarj e non a disdegnar i 1nezzifor-. niti dall'erario per armare l'esercito. A buon diritto lo accusa di propendere alle misure crudeli, ma egli non s' avvede che la storia è per sua natura crudele, che si scrive col sangue e che per spiegare i periodi convien accentuarne le rivoluzioni.Abuon diritto egli nota che non s'indebolivano Firenze e Venezia col1' estendere le loro conquiste,ma l'opinione contraria del maestromirava solo a distinguere l'estendersi regolato e terribile dei Romani dalle esplosionia n1età rivoluzionarie di certi Stati italiani che, finita la loro missione, scomponevansipoi colla stessa facilitàcon cui eransi estesi. Poichè il G uicciardini frantende il. Macchiavelli quando parla della forza sia della milizia cittadina, sia delle misure violenti, sia delle conquiste regolari, voi indovinate, o signori, che Io frantende altresì quando parla della forza del governo, dei parlamenti, dei tribunali, degli ordini, forza che costituisce quell'unità dello Stato che noi -

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