Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 310 - · l'intento di eternizzare il presente. Ma non si comInetta errore, non si confonda il Guicciardinico' degeneri suoi discepoli, sì estranei all'alta libertà de' suoi scritti, alla spietata critica che·fa de' suoi miseri avversarj e alla sua profonda indifferenza per ogni forma politica. Egli è uno scrittore di filosofia politica, è filosofodel genere di Larochefaucault,di Helvetius, non certo della scuola orleanista che opera, _ raggira, si agita impiccolendoquanto tocca per trarne pover~concetti, scene fuggitive, governi da n1ettere in musica. Egli sembra mobile perchè mobili sono le scene della storia, perchè le vede succedersi, contradirsi, distruggersi, perchè egli si crederebbe truffatore o falsario vo]endo opporre l'una di esse a tutte le altre, perchè si crederebpe ridicolo se pretendesse di fermare il mondo a nome di una decorazione governativa, la quale sarebbe sempre vana · ed effi1neranel massimo de' suoi splendori. Ma in realtà egli è in1mobile,egli domina ogni evento da un punto altissimo ed inconcusso. Anche nella sua versatilità, eterni sono i suoi giudizi, i poteri da lui abbandonati sono abbandonati per sempre dalla sua patria, tre secoli sanzionano con inalterata im1nobilità ogni sua sentenza e se si volesse invocare l' autorità di Guicciardini per consigliare una falsa ragionevolezza, converrebbe ricordarsi prima della · sua morale indipendenza, poi dei fatti che hanno pur troppo richiesta la sua sommissioneesterna. Interprete (lella decadenza, lasciò passare, lasciò precipitarsi negli abissi dell'impossibile gli eroi delJe cause perdute e superiore alle cospirazioniclassiche del 1513, agli sforzi ascetici dei Frateschi, alle melensi virtù ùi Soderini, al disperato regicidio di Lorenzino egli I ,,

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