Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

I - 293 - pur sempre dopo lunghi periodi nelle società corno nella letteratura, quando la _civilizzazionsei scomponé, e gli uomini sono stanchi di antiche leggi ora ma.i disadatte. Allora prima di formulare altre leggi, neJl'istante in cui sono i popoli ancora incerti delle loru sorti, vien sempre contrapposta l' apologi~ della natura alla fatua ammirazione della civiltà, allora Tacito oppone la barbarie dei Germani all' incivili-- mento romano, allora i padri della Chiesa preferì• scono gli uomini integri dell'invasione all'insanabile corruzionedei loro concittadini, e fino dai tempi più antichi vediamode~ fiiosofiproclivi a contrapporrela misteriosa virtù di popoli sconosciuti e lontani alle arti ed alle scienze della Grecia. Per rifare le societ~ 1 ~ bisogna negarla di sbalzo, bisogna ritirarsi nella Tebaide coi solitarj, n~l deserto con Cristo, bisogna simboleggiareper un istante uno stato primitivo che implichi la necessità di un ricorso nelle cose umane; bisogna, come diceva Macchiavelli,ritornare ai principj o piuttosto fare tavola rasa; e perciò egli stesso opponeva gli Svizzeri agli Italiani, faceva l'apologia dell'ignoranza, della credulità, augurava un nuovo, Stato primitivo all'Italia, e il Vida, senza avere una coscienza distinta della parte che sosteneva, spiegava e predicava lo stato di natura comelo aveva rapidamente indicato il Secretario della Repubblica di Firenze, estendendoloall'u1nanità,alla civiltà,a tutto. Invero la seconda parte dei dialoghi di Vida contiene una confutazione formale dell' apologia dello stato di natura, e distingue i governi dalle tirannie, le guerre giuste dalle ingiuste, l'uso dall'abuso, i ri-- medj dai loro inconvenienti, e riproduce infine tutti i luoghi comuni coi quali fu dimostrata e si dimo- • I J '

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