- 28D - I • echi; un latino degno di Cicerone parlava per la rrima volta il linguaggio di Gian GiacomoRosseau/ n il doppio anacronisn10mi trasportava in un paese · conosciutodove il paradosso diventava tesi ragione- \·ole. Ecco le parole che il "\ 7ida attribuisce al car- < linal Fla1ninio: « Fu Teseo, dice egli, che fece pas- ;) sare l'Attica dalla vita pastorale alla_vita civile, })e ancor vivente vidde che l'Attica era,decaduta, )' e i suoi abitanti accusandolo di esser autore di ~> una pubblica calamità, lo cacciarono in esiglio. ,, Difatti, guardate le città e paragonatele colla camn pagna. Questa è innocente , senza delitti , senza -.) n1a!ignità;rozzi e sinceri i suoi abitanti sono, per \ dirlo in una parola, di carattere antico. E perchè ! )) perchè non si affollano, quindi non si corrom- )) pono, ubi paucitas ibi beatitas, ed ancora adesso ) quando noi vogliamo lodare un uomo noi diciamo ')l che egli è un antico. Invano si attribuiscono alla ,, barbarie i costun1idegli antropofagi, sono queste » accuse dette per esaltare la filosofia;e quelli stessi >) che ci dipingonogli uomini primitivi senza leggi, )) senza religione, senza matrimonj, ci parlano poi ,) contraddicendosi dell'alta sapienza di Prometeo e » di Orfeo. » Continuando a dimostrare la beatitudine dell'età dell'oro, il cardinal Flaminio soggiunge che la corruzione della città è continua, che della virtù non ne resta che il nome, e che tra le cause della mortalità la guerra dell' uomo contro l' uomo sorpassa tutte le altre, compresequelle delle innondazioni,delle pesti e delle carestie. « ,r oi mi fate pietà, esclama '/\il Cardinale, dicendomi che le città sono state > costrutte per la nostra felicità. Prima che sorges-
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