- 28i - I i suoi due interlocutori uniti allo storico, a che abbiano approfittato alla volta loro le riéchezze ai principi italiani traditi dai loro condottieri, i condottieri ai popoli che vivevano nella corruzion~, e tutti i mezzi ai Veneziani, i quali dopo la sconfitta di Vailà furono ridotti a tale che se non avessero vilmente placato l' ira di Giulio II sarebbero stati per sempre perduti, nel mentre che negli ultimi tempi i Pisani, inspirati dall'amore della libertà, avevano resistito soli all'Italia intera e agli stessi Francesi. Sulla fine del suo scritto nega Salomonio con Lorenzo Valla la donazione di Costantino smentita dai fatti, dal diritto, ·dalla religione e scatenandosi contro il clero da cui, secondo le sue parole, tutti , imparano la licenza, mostra chiaramente dove egli tenda, col testin1oniodella storia e della ragione. Ma a che serve oramai, ci si può chiedere quest' idea della libertà? A che giova questa forma della repubblica! A Venezia essa è un insulto alla plebe, a Firenze una pazzia aristocratica) a Genova un' insurrezione plebea e· municipale, a Roma un desiderio smentito dalle credenze; quale conclusione trarremo noi dagli scrittori citati dal Contarino, dal Memmo, dall' Erizzo, da Giannotti, da Foglietta, da Salomonio? In verità noi lo dichiariamo apertamente, I nessuna conclusione esce da queste teorie, le quali, sotto il dominio della Spagna sono destinate a perpetue catastrofi, com~ antecedentementela formamonarchica ed unitaria durante i cinque secoli della libertà italiana aveva dovuto incontrare continui' rovesci. Semplici contrasti, mere opposizioni sono adunque queste forme repubblicane tracciate sul fondo classico trasmesso dal Petrarca; potevano esse concordare 19 \
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