- 28~ - presente colla norma del passato, egli terne che Carlo Quinto, già padrone delle due Sicilie e della Sardegna, già investito dell'alto dominiodella Lombardia e della Toscana non voglia impadronirsi dell'intera Italia in1itandoFederico Barbarossa. Conquistatatutta l'Italia il re cattolico avrebbe raddoppiato il suo ascendente sulla Germania, avrebbe precluso ogni adito ad una riscossa, e nasce quindi nella mente di Giannotti il pensiero di una federazione italiana, che chiami la Francia e l'Inghilterra nell'intento di schiantare il predon1iniodella monarchia universale. Ma quest' idea di una federazione sotto un vessillo francese, concetta da un firentino del risorgi1nento che aveva passata la propria vita senza intendere il proprio paese, rin1ane non-meno sterile e assurda e non n1enocontraria alle condizioniitaliane, che non lo fossero le sue idee di libertà alle condizioni firentine. A chi chiedeva egli la federazione contro la Spagna? Al Pontefice che l' avversava di continuo, ai Genovesifelici di godere i mille privilegi nei porti della Spagna, cioè del mondo; ai Veneziani che si ricordavano della Lega di Cambrai, dalla quale sì violentementeerano stati minacciati; al duca di l\tlilanoche non poteva muoversi, e la cui esistenza dipen_devada un cenno di CarloQuinto, e in generale ai principi che egli dichiarava tiranni e assassini dell'Italia, e che lo erano di fatto sotto l' aspetto del risorgimento,ma che protetti dall' impero proteggevano alla volta loro tutta la nazione italiana ,contro il passato dominio delle repubbliche sì spietate per le città inferiori, cioè per l'immensa maggio.ranzadèlle città italiane. Accettavapoi la Francia davvero questa federazione? Voleva poi essa armeg-
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