' • \ 'I - 280 - clarla ai Genovesi, Pietrasanta per accordarla ai Lucchesi; benissimo osserva che amici e nemici sono da lei trattati sullo stesso piede; la sua vista qui noi t lo tradisce; ma tolta la Francia qual sostegno resta alla repubblica? Senza la Francia !)On si troverebbe egli in balia della Spagna, dei ghibellini, dello stesso pontefice? Non s'indovinerebbe mai qual sia l'ultima persona cui raccomanda nel 1530 l'infortunato triennio della libertà firentina; egli si rivolge a Clemente VII della famiglia dei Medici,all'uorno più interessato a stabilire il predominio della sua famiglia, de' suoi ghibellini e della Spagna sua alleata sull' intera penisola. Talmente era corta la sua vista, che un gesto favorevole,una parola equivocadel ponteficebastavano ad illuderlo e a trarlo nel ~ampostesso del nemico; il più insignificante evento di Firenze o di Romagli intercettava lo spettacologenerale dell'Italia e del suo destino. Per verità i suoi quattro libri della Repubblica firentina lo raccomandano alla posterità, perchè l'amore della libertà scusa ogni errore, e posto chf' servono di prefazione al colpo di pugnale dato d,t Lorenzino ad Alessandro de'Medici, sussistono pure con1eun monumento storico. l\'Ianoi, che cerchiamo non un'azione nel passato ma un pensiero per l' avvenire, non possiaJ110accordare seria attenzione a una lunga serie di recriminazioniin cui si falsificala storia di Firenzee si disconoscela vera storia dei due scoppj del 1494 e del 1527 per dichiarare imminente una repubblica che non fu mai proclan1ata, e sicuro il rimedio della forma veneta che Firenze non doveva mai conoscere.E comemai seguire in centoparticolari relativi alla mollecola firentina nel turbine italiano
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