Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

• - 276 - un mercante; opera senza dubbio parto dell' ozio,· o, come dice l' autore, frutto di una conversazione tenuta a Roma nel palazzo dell'Ambasciatore di Venezia. E qui come si conviene a un cavaliere mollo magnifico, espone in primo luogo tutte le litanie del principe, la lunga serie delle qualità che deve possedere, a cominciare da quella di ben nutrirsi, di bene accoppiarsi con bella donna, di servirsene per far dei figli; poi parla delle cognizioni letterarie, istoriche, oratorie che devono ornarlo; mostra come egli debba esser affabile, poliglotta, cavallerizzo, cacciatore e giostratore, e finisce coll' augurargli le note virtù della fortezza, della prudenz2, della umanità, della religione, colle quali. giungian10 sulla strada maestra all'apologia di qarlo Quinto re· della Spagna ed imperq,toredi Germania. Ma . non facciamoci illusione, siamo a Venezi_a, siamo in una repubblica che osteggia la dominazione imperialedella Spagna, e il magnificosignor 1Jfenin10, dopo aver fatto una larga parte alla monarchia regnante, parlando della repubblica, del senatore, del cittadino, occupa con suo comodo senza dubbio, ma onestamente, il posto che gli si compete fra gli , scrittori della libertà italiana, perchè espone longamente i pregi di cui deve essere dotata la repubblica. • Ripeteegli con unzione tutti i ragionamentidi Erizzo ·come se fossero articoli di fede, e spinge il tracli- .zionale disprezzo dei Veneziani per la moltitudine fino a proporre il bando dei pasticcieri, dei profu1nieri, di queJli che fanno i dadi e le carte da giuoco, di quelli che comprano le vettovaglie e le cose necessarie al vivere per rivenderle, e degli usurDj che egli assimila agli uomini micidiali, ai ministri

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