- 273 - prosegue la sua dissimulata lotta contro l'Italia vantando i Venezianiper avere pensato pii1alla pace che alla guerra, più al mare che alla terra, più alle navi ~he alla cavalleria, e fa notare che quando più tardi i popoli d'Italia chiedevanodappertutto il loro soccorso per liberarsi dai tiranni, la Repubblica assoldava i 1nercenarj,per non confidare il con1andoa' suoi cit1adini, che avrebbero in1itato Mario, Silla, Cesare, funesti alla libertà della patria loro. I poteri del senato, l'unità che il doge imprime agli uon1in i speciali del Consiglio, Je elezioni sottratte alle fazioni col mezzo dei baJlottaggi, -il Con- ~iglio dei Dieci fondato per abbattere i tiranni e le ,, fazioni, la nobillà signora della repubblica, ad esclu- "'ionedeJle fan1iglienuove, formano in questo trattrato un quadro perfetto di antitesi opposto alla sì111azionegenerale dell'Italia, in cui non havvi senato che deliberi, non un doge che rappresenti un principio, non elezioni se non quelle del pontefice abbandonato alle parti, non tribunali aperti od occulti \ per infrenare le sedizioni nascenti, e nessuna nobiltà che costituita in corpo, rappresentata in una dieta, convocata in collegi pei comizj, sottragga la nazione aH'ondeggiare delle plebi che, schiave del lavoro, della miseria, dell' ignoranza avvilisconodi continuo colle cieche adorazioni e colla stolida ubbidienza le tradizioni italiane.... II disprezz~ della plebe che si mostra in Contarini, si aggrava nel Trattato De'Reggimenti delleCittà di Garimberto, stampato nel 1544, ed esposto in dialoghi, dove alcuni vescovi e letterati imitano gli interlocutori della Repubblicadi Platone, non in verità per esporre le teorie plaloniche, ma per riprodurre
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