Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

Milanosotto i Visconti, o di Verona sotto gli Scaligeri, o di Napoli sotto Ladislao, che sfidavano la nazione per conto di un'ira territoriale, lasciando agli scrittori più disinteressati la 111issioned' idealizzare lo sfogo loro col dargli la forn1adella rivoluzione italiana. Trifone e Sabellico erano stin1atissilniscrittori e degni senza dubbio di rivalizzare col Corioo col Simonetta, 1nanon rappresentavanoessi punto 1alibertà italiana; con1epure gli scrittori dei primi anni del secoloXVI propugnando la for1narepubblicana contro la repubblica italiana cadevano in una cacofoniapolitica che li condannava a rin1anerecoi lettori delle loro lagune. Poco quindi ci cale di Durantino che pubblicato nel 1522 scrive le amplissime lodi della Città dove 11ascono i cittadini fedeli e taciturni. Solo Gaspare Contarini, n1orto nel 1542, dodici anni dopo l'incoronazione di Carlo Quinto a Bologna, reclama la nostra attenzione col suo Trattato Della Repubblica e jf agistrati di Venezia, perchè questa volta ogni lode data alla patria sua si traduce silenziosan1ente in una critica contro la Spagna che pesa sulla penisola. Qui co1nincia l'opposizione, qui la lotta diventa generale, e lo scrittore anche rin1anendo nel fatto accenna ad un' idea. Voi venite, dice egli agli Italiani, ad amn1irarele nostre ricchezze, le nostre arti, il nostro comn1ercio; venite invece ad am1nirare la nostra libertà, che sorpassa d'assai tutte le repubbliche hnmaginarie descritte dai filosofi.Ma la nostra libertà si fonda sulla legge, e fino dalle prime pagine di Contarini trovate l'apologia della legge che egli chiama parte della religione, della d_ivinitàs, uperiore agli uo1nini,superiore alle fazioni e sola capace (li congedare i re. Egli

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