- 270 - a Bologna, il re cattolico regna sulla penisola coi suoi quattro delegati ufficiali residenti a Napoli, a ~!ilano, a Palcrn10ed a Cagliari; il pontefice lo segue per contenere le ribellioni protestanti che gli Spagnuoli combattono in tutta l'Europa; l'impero assalito dai medesimi nemici e troppo debole per sostenersi da sè accetta anch'esso l'influenza della Spagna e la gran repubblica pontificia ed imperialo rasson1igliaoramai ad una n1onarchia,contro la quale nessun Stato italiano più non può insorgere. In verità questa monarchia rispetta tutti gli Statj, tutti i principi, tutte le leggi; lascia l'industria nazionale a quello sviluppo che le accorda il mondo moderno; 1e Chiese, i palazzi ed i monumenti che più destano la nostra meraviglia sorgono sotto il suo dominio, ma l'Italia è pur sempre dominata da un unico capo, e i ventisette Stati residui dell'antica federazione più non potendosi prevalere della forma monarchica por combattere il loro padrone, la forn1arepubblicana diventa l' istrurnento della desiderata libertà contro il re di Madrid. Questa volta gli scrittori disotterrano tutti gli argomenti contro la monarchia già creduti vinti e sconfitti da S. Tomaso fino a Platina ed a Patrizzi ; le altere osservazioni sui vantaggi che offre un .unico capo, sulla rapidità, sulla forza, sul secreto delle sue decisioni pit1 non sembrano sì convenienti; le antiche rimostranze dei repubblicani che sostenevano riunirsi nel popolo come nella Venere di Zeusi le migliori qualità sparse a caso nella moltitudine dei re più non pajono da cl i sdegnarsi; si ascoltano attentamente le litanie delle virtù repubblicane che sottentrano a quelle delle virtù obbedienti; si ripete che il numero de'
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