- - 262 - don1inio dell'Italia cadente era ancora dovuto al1 'apparente sua schiavitù sotto il giogodella Spagna, il quale d'altronde era stato accettato senza insurrezioni, senza battagliepopolari, senz·aproteste,tranne l'insignificante guerra diretta dagli ultimi petrarchisti ingannati dagli equivoci di Clen1enteVII e dalla famigliadei Medici. Io ho voJuto m-0strarvi, o signori, l' uomo piii grande della politica italiana senza veli, senza dissilnulazionì, nella naturale nudità del suo genio, e dopo di avere esposta la sua grand' arte che am1naestra tutte le ambizioni, io doveva metterlo alle prese egli stesso cogli avvenin1enti, e chiedergli qual fosse tra le sue proprie mani il magico valore delle sue formole. Al certo nessun fu di lui più fe- - dele alle proprie idee, non vedeva, non intendeva altro che sè stesso; nascendo coll' arditezza dei signori, colla religione degli Dei, col sentimento degli antichi, volle vivere in un' Italia degna delle fatiche d' Ercole e di Teseo. Ma appunto perciò non poteva egli più amaramente ingannarsi nell'arte di antivedere gli avvenimenti nell'era dei Medici e degli Sforza. Egli non s' accorse nè che Luigi XII avrebbe sfasciata l' Italia, nè che in questo sfasciamento i guelfi sarebbero risorti nè che con questa risurrezione si sarebbe fatto capo alla restaurazione del papato, nè che colla restaurazione del papato l'Italia voltandosi i~provvisamente avrebbe scacciata la Francia, richiamato l'imperatore , oppressi i guelfi oramai d'intoppo, rialzati i ghibellini oramai neces- . sarj e posto sè stessa sotto l' onnipotente protezione della Spagna. D'anno in anno s'ingannava classicamente, metodicamente,tremava alla vista del Sultano
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