Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 207 - ·» eglino banno già in Italia tributarj un duca di » Milano ed un papa (vale a dire che erano stipen- >1 diati), se un giorno essi cesseranno di pagare il >> tributo (chiama tributo gli stipendj) saremo trat- >> tati da ribelli e saremo conquistati, giacchè non » abbiamo capi. Fra noi i principati non possono » diventare ereditari, e facihnente sono spenti i si- » gnori fuori di successione. Io credo che gli Sviz- >> zeri possono diventare arbitri di Italia per le pro- >> pinquità, e per li disordini e cattive condizioni ,, sue; e perchè questo mi spaventa, io ci vorrei » rirnediare, e se la Francia non basta io non vi » veggo altro rimedio, e voglio cominciare ora a » piangere con voi la rovina e servitù nostra, la » quale se non la sarà nè oggi nè don1ani sarà a1 » giorni nostri. >) Le stesse idee nel 1514 quando dipinge lo spettacolo dell'invasione, i repubblicani, ~ i signori sul punto di fare le loro dedizioni, gli Svizzeri trascinati dalla facilità ad estendersi e l' Italia perduta sine spe redemptionis. L' ammiratore della forza non vedeva altro che le armi, le falangi degli Svizzeri, la pesante loro infanteria, nè s'avvedevacbe obbedienti al menomo cenno del demiurgocristiano, questemedesimeforzecrudelmentederidevano H suo concetto di un' utopia romulea. Dal 1514 il giornale di Macchiavelli ci manca interan1ente per undici anni; quest' è l' istante che .dà il non1eal secolo, questo è il giorno di Leone X che regna dal 1513 al 1522, quest' è il n1omentoin cui l'Ariosto mostra il suo poema, Raffaele· i suoi dipinti, Michelangelo i suoi capolavori, i più rino1nati scrittori le loro pagine immortali, lo stessoMacchiavelli :pubblicava i proprj scritti a tale che in qualche .,. I •

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