- 255 - dei Francesi , al loro modo di mescolare i Concilj colle battaglie, quindi consigliaa LeoneX di ingrandirsi o piuttosto di salvarsi facendo ricominciare a proprio profitto la discesa di Carlo VIII e quelJa di Luigi XII. Poichè la Francia, dice Macchiavelli, trionferà malgrado il papa, la Spagna, l'Inghilterra e tutte le potenze, il ponteficeche non può resisterle si faccia capo della sua conquista e sarà secondato dalle altre potenze che intenderanno alla volta loro la necessità di ottenere grazia dai Francesi. Ma non tornava meglio il rimanere cogli alleati'! Non era follia il rinunziare d'un tratto alle vittorie pontificie sì miracolosamente riportate? Non erano forse i Francesi vinti, affranti dai loro numerosi nemici? La santa sede non si era forse resa onnipotente mettendosi dalla parte del numero contro il valore? A queste obbiezioni, bene o mal espresse dal suo corrispondente,Macchiavellirisponden1utando vela e direzione, e questa volta l'onnipotenza non è più nella Francia ma negli Svizzeri, nell'imperatore, e più che mai egli insiste perchè il papa provochi un' altra discesa, simile a quella di CarloVIII e di Luigi XII; più che mai guelfoe firentino, senza Sél,per],osotto forme romane, egli invoca un' irru-- zione francese amica della sua de{unta repubblica comeai tempi delle calate angioine; in sua sentenza., se non si stabilisce in Lombardia l'antemurale della Francia, l'Italia sarà invasa dalla Svizzera e dal capo della Germania. Ognuno prevede la risposta di Vettori. Non era l'imperatore il più debùle tra i principi? Non erano gli Svizzeri i più docili alleati della san~a sede? A che attirare in Italia un alleato potente e sospetto 17 •
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