- 25-1 - le sue idee generali lo rendono ancor pii1cieco sugli eventi particolari del giorno. Il piL1lieve fatto lo getta nella gran via d'Atene e di Roma, gli fa sognare conquiste antiche, catastrofi na·zionali, ritorni tle' tempi eroici, e, poichè sentesi vinto, crede l'Italia perduta e incomincia dal dichiarare in1minente la conquista del Turco. La sua lettera del 13 luglio a Francesco Vettori annunzia in n1eno di un anno la santa sede distrutta, i preti dispersi, la 1nczzaluna inalberata su tutte le chiese; si crederebbe intendere l' anima rediviva del cardinale Bessarionco di qualche Bisantino suo collega,se una tinta diversa non sostituisse alle paniche degli csu li del XI\T secolo non so qual con1piacenzasatanica tratta dal classicis1noche sperauna vendetta controglioltraggipatiti dallaChiesa. - Presto passa quest'illusione, 1nane sottentra un' altra che la riproduce sotto forma più assurda e che leggesi nella corrispondenza col1'a1nbasciatore tli Roma, il quale è sen1pre lo stesso Vettori, ottin10 amicodi l\tlacchìavelli.Aprh11agiunta il secretario del cessato governo sembra meglio riconoscersi tra i suoi contemporanei ed anzi lasciando i repubblicani sconfitti egli vuol seguire i tiranni vittoriosi e far giungere i suoi consigli fino al soglio di Leone X. Ma quali suggerimenti gli porge il nuovo convertito? Quale azione gli propone per ingrandire l'Italia ed il Papato(,? Quelladi ristabilire in Lombardia i Francesi sì faticosamenteespulsi dal suo predeèessore: egli non crede alle vittorie riportate, alla forza del capo della Chiesa, alle sue alleanze cosmopolite, all'arte sua di metter in moto i più lontani popoli coll'unico mezzo del pensiero: il fatto non lo ha persuaso, è spurio per lui, è troppo italiano, ma. crede alle armi, all'unità.
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