- 219 - e li esagerònella sua immaginazione;invece di osteggiarli consigliòogni concessionealla sua Repubblica; invece di premunirla contro il duca Valentino che si estendeva accerchiandola.da Pisa, da Siena, dalla Romagna,egli guardò con occhi0 indifferentela rovina de' suoi più antichi alleati; invece di avversare un capo che già domandava di esser capitano di . Firenze ed a cui egli stesso doveva tal carica rifiutare, fu sì sconsigliato da suggerire a' suoi committenti di mandargli una solenne, una vilissima an1basciata dicendo, che quella sarebbe stata più proficua che se fosse inviata a Roma presso lo stesso pontefice. Da ultimo egli non si fermò nemmenoal suo posto coli' imperterrita attitudine di un solenne spet-. tatore, e più volte chiese che Firenze io revocasse dalle sue funzioni, quasi ne fosse inferiore. Ma se poco intese la sua Repubblica, ancor meno compreseegli Cesare Borgia, che rimase nella sua mente come un errore non pii1 corretto,ed anzi ingrandito negli scritti suoi. Non s' attese egli forse di vederlo elevarsi sempre più? non ne ammiròegli· le virtù ed i delitti fino a paragonarlo ai fondatori delle nazioni? Non lo preconizzòegli forse il futuro signore della terra dei pontefici e forse l' arbitro dell'intiera penisola?Mal'illustre delinquentesvaniva nell'intervallodi un conclave,e l'improvvisatasignoria dissipavasi comequelle anteriori create dagli Sforzeschi e dalli Braccieschisulle terre infide della Chiesa, e qni i destini stessi dellaChiesasfuggivanoalle corte previsioni del segretario flrentino. Mentre lo sguardo suo fissavasi pieno d'ammirazione sul fantasma del duca Valentino, egli non scorgeva il Papato che estendevasi sotto r influenza ,.. I
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