- 24J - all'ultima sua perfezione la conquista dell'Italia. E che vuqle. da lui? Ascoltate, o signori, i suoi consigli al conquistatore francese: semina, gli dice egli, le divisioni proteggendo i piccoli signori; atterra il pontefice che·è troppo potente; soppianta la Spagna nel mezzodì mettendoti in vece sua; vieni, vieni nelle nostre terre, trapianta i tuoi Francesi nell' alta Italia scacciandone gli abitanti; che se ti fermi a 1nezzavia, ti circonderai di rivali e i popoli offesi potranno inalberare lo stendardo della rivolta. Alzò le spalle il cardinale di Rouen dicendogli che gl' Italiani nulla intendevano agli affari della guerra, e benchè spiritosamente replicasse il Segretario d~lla repubblica di Firenze, che alla volta loro i Francesi nulla intendevano 9-ellecose di Stato, egli è certo che i crudeli suoi desiderj supponevano la Francia due volte più grande, quattro volte più popolata, n1ille volte più armata e non cattolica di religione, non osteggiatasu tutti i suoi confini dall' Inghilterra, dalla Germania 0 dalla Spagna, non forzata di procedere partigianamente in Italia coi guelfi, con Gian. GiacomoTrivulzi capo dei guelfi lombardi, coi Ve- .,, neti, coi pontificj,·cogli Angioini e colla stessa repubblica di Firenze che salutava l' arri~o non del conquistatore ma del protettoredelle sue libertà. In somma per la più strana delle contraddizioni egli gode di-vedere i Francesi sostituiti agli Sforzeschi, e poi farneticando coll'ingegno trasformava un' invasione da noi momentaneamentesubita in una conquista romana a profitto degli Italiani, che appropriandosi il re di -Francia avrebbero soggiogate le Gallie. Ma nel mentre che egli trascorrevaoltre la realtà • - •
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