Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 2~2 - grafi ammirano religiosamentegli scritti minori della sua corrispondenza e delle sue legazioni e vi trasportano benevolmente·un merito di profezia, di prudenza, di penetrazione che l'oscurità ·dei particolari e Ja sfuggevole moltiplicità degli eventi non permettono a tutti di verificare. Ma se egli fu buon impiegato, ottimo segretario d'ambasciata ed eccellentecollega in ogni suo ufficio, state certi che non poteva essere migliore come poJitico di quello che lo fosse come storico, e una minuta analisi deve ridurre a proporzioni assai modeste le lodi spensieratamente prodigategli da' suoi apologisti. Diffatto il genio delle rivoluzioni non consente alcuna felicità a' suoi eletti; egli sus<f!a vittime da sacrificarsi al bene pubblico e non pastori pacifici - o principi ereditarj; egli accorda la gloria alla condizione del martirio, l'inspirazione alla condizione della sfida contro tutte le idee dominanti, I' insurrezione a patto di un rovescio tale nel governo, nello Stato e nelle tradizioni, che il rivoluzionario deve cadere come Masanielloa capo di undici giorni sotto i colpi de' suoi. Macchiavelli non era. uomo d'azione nello stretto senso della parola, neppure lo consideriamo noi come rivoluzionario nella vita sua; la sua ribellione concentravasi nella sua mente, nelle sue teorie che abbiamo viste sì alte da disdegnare l'azione unitaria dei Visconti o degli Sforza; ma insomma egli camminava contro le correnti, pigliava al rovescio ogni instituzione venerata, e tanto bastava perchè sacrificato dal proprio genio egli fosse condannato ad un perpetuo vaneggiare. Dei fatti minin1igli parevano massimi, ne trascurava poi di grandissimi; talvolta i ' I

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