Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

/ - 238 - re maledetti dalla Chiesa, e vi pare di vedere degli spettri che si levino a metà dai loro avelli per comunicarvi un secreto ignorato dal poeta della Divina Commedia.Trascorrendo poi oltre quest'era dei misteri, nella quale sorgono ì pontefici e periscono i re, si risale a Cesare, a Cristo, si assiste alla catastrofe del mondo antico, e allora intravedete tra i lampi di una più remota antichità una terra, dove regnano gli Dei della ragione e della forza, e dove vivonoeterni gli Stati sottraendosi all'onda del tempo, impaziente·di seminare le divisioni e le morti colle idee, colle arti, coll'umanità, colla virtù, colla santità, coll'imagine di un cielo che perde la terra. Là si vive di una primitiva e feroce innocenza anteriore alla distinzione del bene e del male; là non si temono i peccatima gli sbagli, non si attendono redentori ma conquiste, non si adora un Dio invisibile ma la palpabile divinità del successo e là si rispettano come celesti tutti gli eroi che Dante metteva nell'inferno, e si disprezzanocomefanciulli i santi e i dottori da lui deificati nel peradiso. Eccovi, o signori, la storia che si legge nella storia di Macchiavelli,la narrazione differenziale ed esatta che si scorge nel fondo della sua narrazione; volendoparlare delle passate vicissitudini il politicofirentino ha parlato dì sè ~ della sua utopia, e voi sentite che l'impeto di.tante idee non mi per- . 1nettonodi finire con questa lezione il gran soggetto di cui v'intrattengo; voi desiderate senza dubbio che io vi parli ancora dell'autore che dominada tanta altezza gli eroi e le età della terra; e un'altra volta lasciati i suoi libri io v.e lo mostrerò uomo d'azione 1 uomo polit~co,cittadino di Firenze, citta~ino italiano, e così la _vostramenteabbraccieràp~r intero il suo destino.

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