- 22 - Se potessi raggiungere la vera meta della scienza e toccare l'assoluto, io disdegnerei quasi ogni pratica conseguenzae vi ricorderei il fanciullo risuscitato dal santo che lo voleva rendere alla desolata .famiglia dei Massimodi Roma. Destocome da un sonno egli guardò il suo benefattore, lo ringraziò; ho visto il cielo, gli disse, più non mi curo della terra, e di nuovo chiuse gli occhi per sempre. Se avessi visto il paradiso della scienza, vi direi conoscole leggi dell'umanità, so con1ele nazioni cammineranno finch~ il sole rischiarerà la terra; andate, siate legislatori, tribuni, ministri, generali; dividetevi, unitevi, scomponetevi in quanti partiti volete; io vedo i fili che legono le vostre azioni alle sorti generali della patria e del mondo, io conosco le vittorie che dovete riportare, le sconfitte a cui dovete soccombere, la facoltà di odiare si è spenta nel mio cuore e più non· posso mescolarmi nelle battaglie dei mortali. Ma io non mi vanto di tanta elevazione,io so pur troppoche la verità assoluta è chimera che sorge nella mente per suscitare ed ingannare Je nostre speranze, che illusione necessaria essa brilla solo per rendere possibile il duro tedio della vita. Falsa divinità è quella dell'uomo. Nel giorno delle battaglie la scienza deve finire per lasciar il posto alla fede, e allora i dettami della politica ci possono assistere in faccia al nemico per intendere la svariata possibilità delle attitudini a dispetto di ogni pregiudizio. In ciò giustooccorre il consigliodf Naudèe, il quale benchè raccomandi di parlare sottovoce nelle catacombe della ragione di Stato, dove come nelle caverne il rimbombo della parola può far cadere pesantissimimacigni, rassicura nondimeno i suoi iniziati dicendo
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