Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

... . - 233 - il Macchiavellidimenticare in Dino Compagni, ma che non si sa come abbia lasciate morire nella Divina Commedia.Mainon si potrebbesupporreche egli fosse dello stesso paese di Dante, suo ammiratore, colla n1emoriasopra carica delle sue terzine. Quanto non si desiderano i cronisti anche quando concentrano l'origine delle lotte nelle liti sanguinose di due famiglie? Anche allora danno all'origine maledetta della guerra una tragica solennità, si assiste con terrore religioso alla rissa fatale d'onde gli odj devono scaturire·.colla cieca forza dellepestilenze,si contano le famiglie rivali, si notano le loro tendenze, le loro origini, i loro possedimenti, le loro tradizioni, le loro amicizienelle città vicine, le loro alleanze coi tiranni finitimi ed i particolarimoltiplicandosici permettonodi seguire il corso delle idee generali. Sottomettendo il racconto alle forme astratte del1 'aristocrazia, della democrazia, ed alle linee geometriche di questi due partiti aristotelici Macchiavelli distrugge la verità della storia: ai_Firentini sostituisce degli uomini in generale, agli Uberti ed ai Buondelmonti, ai Cerchi ed ai Donatidegli esseri sbiaditi, delle masse tipiche come i patrizj ed il popolo, e l'errore è tale che quarantun' anni dopo la famosa _ cacciatadei bianchi, quando in un 'ultima espulsione del f 34-3, questo partito. è affranto per sempre, si crede assistere non già certo alla guerra italiana, alla lotta delle parti , al dissimulato odiarsi delle sette, ma ad un dramma greco, dove la plebe, i grandi ed il tiranno giuocano la vita loro sulla piazza di Firenze in ·una specie di torneo politico. E si noti che qui l'errore era tanto più grande che l'indole della nuova lotta supponeva uno sforzo per , ; J

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