Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

' - 232 - ciate si alternano e che oramai si vive di battaglie. In verità non è storico i] Macchiavelli,non può esserlo. I fatti parlano, i fatti comandano alla sua penna di notare ora le reazioni delle famiglie feudali, ora le insurrezioni delle famiglie cittadine che vogliono libertà, egualianza,umanità; mal'eredità greca-romana del Petrarca direttamente trasn1essaglidal Leonardi e dal Poggio,gli fa disdegnare i. più splendidi combatthnenti da lui ridotti a risse volgari, a scambj di stolide vendette; nel mentre che il parallelismo generale delle città italiane ripetendo mille volte le guerre firentine coi Montecchi e coi Sanbonifaziodi Verona, coi Maltraversi e coi Vivaresi di Vicenza, coi Visconti e coi Torriani di Milano, coi Conti e coi Visconti di Pisa, cogliAngioinie cogliAragonesi del mezzodì rendevano la scena italiana ben altrirnenti terribile ed eloquente. L'errore del Macchiavellisi riproducead ogni epoca della storia di Firenze. Nel 1302, quando i bianchi ed i neri succedono ai guelfi ed ai ghibellini, sono ancora per lui accidentali fazioni che turbano Ja città, ire di famiglie che la mettono sossopra, è Dante parte per l' esiglio coi bianchi, a causa di ~lesser Cerchi e di Messer Donati,divisi da non so quale rissa nata in una taverna di Pistoia. Qui pure 1o·····stilec·lassico dissimula interamente e l'agitata città piena di sospetti perchè divisa tra le due assembl~e del Comune e dei guelfi, e la diffidenza dei cittadini organizzata nell' assemblea della parte che dichiara d.icontinuo sospetti i cittadini propensi agli esuli ghibellini, e le maliziose curve de' cittadini che scherzano colla rivoluzione, eq~ivocando -ad ogni tratto, ~ le mille scene che poteva forse

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