Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 228 - profetica che avevaparlato per mezzodi Savonarola, e le celebri frasi che danno aspetto stranamente arcadico alle ultime righe del Principe. . . E fia il combatter corto Che l'antico valore Negli italici cuor Non è ancor morto. Consacreròi pochi istanti che mi restano a parlarvi di Macchiavelliconsiderato come storico. Signori, il rivoluzionarionon può, non deve essere &torico:ìnteso alla distruzionedel governoche spesso spinge fino a combattere la società stessa, trasportato dall'odio contro le antiche instituzioni, dalla necessità di opporre loro instituzioni direttamente opposte, come mai potrebbe egli fermarsicon amore # nei musei, guardare con occhio giulivo gli elmi, le corrazze, le spade degli antichi suoi nemici,contemplare con ammirazione il rugginosointrecciarsi degli stemmi, leggerecon passione il muto linguaggiodelle chiese, dei palazzi,dei monumentiche facevanol' orgoglio dell'antica società? Voltairenon può scrivere la storia delle crociate; Rousseau deve lacerarla; tutti i migliori storici si preséntano dopo compite le catastrofi sociali, dopo spenti i governi d~ essi riampianti. G-iornadese Paolo Diacono Varnefrido sorgono l'uno dopola caduta dei Goti,l'altro quando i Longobardi hanno cessato di esistere. Il ~Iacchiavelli non è adunque storico. Prima di aprire le sue pagine della storia di Firenze noi sappiamo che avrà redatto un' attraente narrazione, cercato una simn1etriameravigliosanella successionedegli avvenini firentini; che sarà l'esposizione sua rapida, lucida, potente, che trarrà dall1intirna sua natura mille •

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