Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 227 - del politico·firentino e con essa si discendenei particolari della liberazione. Di fatto i signori oramai stabiliti e tradizionalmente '-riconosciutidai popoli impedivano colla loro debolezza la forza generalee disonoravano la nazione. Non amati, al menomo subbugliodovevanofuggire, moltiplicavansii cospi.. ratori ad ogni tratto, e una tinta d'ironia alterava il rispetto antico per il trono e per l'~ltare. I .tanti condottieri poi dell' era ant~riore avevano lasciato dietro di sè la persuasione che non era mal opera il rovesciare quel governoqualsiasi,che s'incontrava per via, e tanto seguito avevano essi avuto appunto a causa del gran numero dei dilettanti giulivi di armarsi per sfuggire o mandar in aria i regnanti. Perciò Macchiavelliche non dà istruzioni al principe ereditario, e che solo erudisce· il principe nuovo, il principe che sarà dissimile dai signori, il il principe µno per sè ed anche uno nel suo regno italiano, si rivolge altresì ai repubblicani che rovesceranno i signori stabiliti, e riesce così ad un regno pieno di repubbliche, ad una monarchiafondata sulle rivoluzioni. Al contrario di Petrarca egli voleva la libertà negli Stati lasciati d~l poeta ai signori e il regno nell' insieme lasçiato dal poeta in - repubblica. E siccome questo rivolgimento era secondo il politico firentino imminente, siccome un volgere di sfere poteva rendere stabili le instituzioni effimere ed .estinguere Je stabili ; siccome tutto dipendeva, per così dire , da un attimo nel tempo, , da un uomo nella nazione, da un pensiero nel Romolo venturo, egli usurpava nel proprio senso intervertito i detti del Petrarca e l'inspirazione fatidica che aveva suscitatoStefano Porcari e la voce -l ~ , .; I• I

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