I - 224 - dai politici anteriori quando discutano altre istituzioni. Mai il Macchiavelli s'impegna in simili con- . trasti? inveceegli asserisce bonariamente, quasi fosse un discepolo di Petrarca , che le repubbliche e le monarchie possono egualmente durare, estendere i loro confini, soggiogarevastissime-ragioni, operare cose grandi, essere terribili ai nemici e costanti agli amici, tranne pochissime gradazioni. La repubblica di Roma è potente quanto la monarchia persiana, i Cesari di Roma sono te~ribili quanto le federazioni dei barbari, ma contrarj sono i mezzi della libertà e del regno dell'unità e della federazione, e il merito di ~Iacchiavellì è appunto di mostrare la stessa forza e l'opposto procedere dei due contrarj lasciandone libera la scelta coll' avvertimento.si perde chi li confonde. ,, l\tfase Macchiavelli è il maestro di tutte le ambizioni, tanti contrasti ci oscuranod'un tratto la forma da. Jui destinata alt' Italia. Qual sarà l'ultima conseguenza del suo sistema? quale sarà la liberazione nostra? A rigore io non posso darvi risposta: discendendo dal suo tripode Macchiavelli sparisce, si confonde coi semplici mortali; parlando a tutti non può essere guida di alcuno, e allorchè cessa di essere un Dio, cessa pure di essere uomo. Che se volete ad ogni costo l'ultima parola sua, se volete, per così dire, un l\ilacchiavelliad uso vostro, ricordatevi che le poche parole colle quali si è spiegato nell'ultimapagina DelPrincipe e nella prima Dell'Artedellaguerra, ·'Vogliononon l'unità celebrata dal Mussi, non quella confusamente adombrata in Dante, in Petrarca o nell' OculusPastoralis, ma l' unità romana creata dall'unione dei due poteri, e co-
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