Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 2{8 - rebbero succedute le calunnie, poi Je sommosse,le cacciate, le battaglie cogli esuli, le guerre ricredute e le crudeli incertezzedelle città italiane. Qual forza sperare da una città doppia, da cittadini equivocanti, da capi sospetti, da popoli condannati a credere il governo una maschera? Parla il Macchia,elli delle armi? Qui pure la repubblica deve avere armi proprie, congedare i mercenarj, diffidaredegli ausiliari, fondarsi sopra di sè stessa, e nulla eguaglia la sua generosa indignazione contro gli Stati del suo tempo, il cui braccio era staccato dal corpo in modo che il condottiere pari in forze al governo stava semprein procinto di assalirlo nell'atto stesso che pareva difenderlo. Di là le vittorie fittizie, le subite sconfitte, la guerra comprata e venduta e lo Stato doppio ed equivocante sul campo di battaglia come in piazza e nei parlamenti. Di là i signori intenti a dividere i comandi, a negoziare col nemico contro i proprj capitani o ad assalire il nemico col.mezzode' suoi proprj generali, per cui tutto essendo dubbio al primo urto la dirotta diventava scandalosa ed ogni decisione salutare impossibile in mezzo alla diffidenzagenera.le. Chiede ancora risolutezza il segretario di Firenze quando si tratta di estendere lo Stato. Nessunpartito medio tra lo spegnere il vinto o il colmarlodi beneficj in modo che ami la propria schiavitù. Le fortezze minacciose e impotenti ; le divisioni seminate ad arte come quelle dei Firentini a I Pistoja, dove scoppiano le ribellioni, contagiose per coloro stessi che vogliono servirsene; la mitezza che risparmia gli abitanti, non colonizza la terra e rifiuta di commettere le necessarie crudeltà; le tergiversazioni

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