Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 2:17 - rovesciando ad ogni tratto cento governi. Questo è il primo suo merito a vergogna degli Stati italiani, tutti scissi, aperti, esposti in guisa che non hanno in sè stessi la .loro ragione di essere e che una rivoluzione di Pistoja, o di Mila~o, di Napoli o di Roma sconvolge la reggia di un doge di Venezia e di Genova prima che conosca la rivoluzione.stessa. Giunge l'ora in cui Roma vuole essere libera; essa non trema come Firenze, non si turba; una _ volta scelta la repubblica non stringe la mano dei regj, non patteggia.con essi, non si per~e in gentilezze, in cortesie, in tolleranze scempie ma spegne i figi i di Bruto, scaccia gli amici dei Tarquini e invia al supplizio ogni uomo sospettocui facciacarteggio una plebe insensata. Chi turba la repubblica deve perire fosse pure innocente comeSpurio.Siate repubblicani, siate regj , ma siate quel che volete essere; questa è l'unità di Macchiavelli. •; Non teme Roma la lotta interna, nè si con1muove quando parlano i' tribuni suoi, ed anzi dalle sue divisioni trae sempre nuova vita; perchè? perchè al contrariodi Firenze apre risolutamentela tribuna agli accusatori, vuole che la libertà faccia eccheggiare pubblicamente ogni suo sospetto, che ogni cittadino abbia pieno sfogo nella .patria -sua ai cui confini il mondo deve per lui finire, ed oltre i quali deve come il romano non vedere che una eterna schiavitù. Se Roma non fosse stata una nella lotta, se a canto al senato si fosse veduta l'assemblea della parte, se la bandiera de\ comune avesse tollerato quella dei guelfi, se i suoi oratori, ambasciatori, avessero incontrato a Taranto, a Capua o a Malezio gli oratori della cospirazione, allora alle ~ccuse saI

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