Giuseppe Ferrari - Corso sugli scrittori politici italiani

- 20 - gelate vette delle Alpi ma nel foco delle rivoluzioni di Parigi. Ora, signori, che vi ho spinto col pensiero all'altezza della scienza, e che nessuna c,rcostanza di tempo, di luogo, di forma ci travierà, possiamo entrare alla fine nel campo degli scrittori politici della nostra nazione, le cui vicissitudiniprolungate indefinitamente nel passato, sono due volte state le vicessitudini del mondo. Io non vengo a lodarvi i nostri scrittori politici, cosa superflua, sopratutto in questi tempi in cui si tratta di stabilire il dominio non dell' autorità ma della ragione. Troppo sono i nostri idoli, la critica urge, e d'altronde le contraddizioni che sussistono tra le nostre glorie ci obbligano ad essere liberi per forza. Io non vengo neppure ad esporvi le teorie, le varianti, i commenti, la scolastica di quattrocentocinquanta scrittori , i quali discutono delle diverse forme dell'arte di governare, d'insorgere, di combattere, di resistere, di ascendere, di soppiantare.Simile alla filosofia che non sta nel sillogismo, il concetto della nazione, non sta nelle sue forme che basta notare. Io vi parlerò delle idee, del pensiero che tratto di sistema in sistema con giro sempre più vasto ha necessitato il variare e l'alternarsi dei governi. Se ·la Repubblica di Platone ci inspira ancora , benchè concetta nel foro d'Atene, sè Voltaire e Rousseau ci animano ancora benchè sconfitti siano stati i loro discepoli,non meno potente sarà la scossadelle rivoluzioni guelfe e ghibelline , religiose ed empie, patrizie e plebee immortalizzatedai nostri scrittori. Voi intenderete con S. Tomasola Chiesa,con Dante l'impero, con Macchiavelllia nazione, con Campanella. • I

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